È oggi il grande sciopero di Internet contro i due progetti di legge che minano la libertà di espressione sulla Rete (ed è già partito il meme). Per 12 ore (o 24, nel caso di Wikipedia), migliaia di siti chiuderanno i battenti per protestare contro l’approvazione di Sopa (Stop Online Piracy Act) e Pipa (Protect IP Act). Negli Usa, l’hashtag #WikipediaBlackout è già trend topic di Twitter. Ma il caso di Wikipedia è soltanto la punta dell’iceberg, e molti altri big si preparano a oscurare le proprie pagine in segno di dissenso. Tra questi ci sono WordPress, che ha letteralmente censurato i titoli dei blog che vengono di solito raccolti nella sua hompage.
Già dalle prime ore si capisce che le forme di protesta sono del tutto libere: a differenza del drappo nero teso da Wikipedia, Minecraft ha scelto di partecipare alla mobilitazione con una una home rossa. Da parte sua, Destructoid non si è limitato al blackout, ma ha anche caricato una galleria di foto che esprimono esattamente i peggiori sentimenti suscitati dal Sopa. Più moderati Twitpic e TechCrunch, che hanno optato per una semplice barra scura sul proprio logo.
Ma molti altri sono i siti che dovrebbero unirsi alla protesta a partire dalle 14 ore italiane (le 8 di mattina a New York): infatti, è attesa la partecipazione di Reddit, Mozilla e Oreilly.com. La lista completa degli aderenti allo sciopero circola già da giorni sul sito sopastrike.com. Poco probabile è però che i vip come Google, Facebook, Ebay, Yahoo (alle prese anche con l’addio di Jerry Yang)e Amazon – uniti nella NetCoalition – si lancino a capofitto nella protesta, oscurando le proprie pagine (BigG, nella versione .com, ha semplicemente aggiunto uno strillo con un link per firmare una petizione contro le proposte di legge). Tuttavia, se Sopa e Pipa dovessero venir approvati da Camera dei rappresentanti e Senato statunitensi (il voto è stato rinviato a febbraio, ma i sostenitori dei due Act iniziano già a vacillare), neppure questi pesci grossi sarebbero immuni dal potere di censura consentito dalla nuova legge americana.
In particolare, il Stop Online Piracy Act permetterebbe ai detentori di copyright su qualsiasi contenuto multimediale di rivolgersi ai tribunali statunitensi per bloccare la diffusione illecita di file non autorizzati. In pratica, oltre ai canali illegali di file streaming, la giustizia americana potrà colpire qualsiasi piattaforma web gestita da cittadini statunitensi che diffonde link verso i contenuti protetti. Per blog, profili di social network e siti personali giudicati colpevoli scatterebbe la rimozione dall’indicizzazione di Google o addirittura la sospensione completa di tutte le forme di pagamento ricevute tramite Paypal. Insomma, un provvedimento di portata eccessiva che rischia di soffocare la libertà di espressione.
Come se non bastesse, il Protect IP Act entrerebbe in azione là dove si tratta di colpire siti stranieri al di fuori della giurisdizione americana. In origine, il Pipa prevedeva addirittura l’impiego – poi scartato – di tecniche per bloccare il Domani Name System (Dns) delle pagine web straniere colpevoli di diffondere contenuti pirata. In pratica, sarebbe come cancellare un numero di telefono dall’elenco telefonico in modo tale che nessun americano possa più chiamarlo. La stessa identica arma di censura usata dal regime cinese.
pubblicato su Wired.it






Ciao Lorenzo
Purtroppo, il concetto stesso di libertà di espressione cambia in maniera talmente graduale, ma al tempo stesso con tempi rapidissimi, che facciamo fatica ad accorgerci quando questa viene meno, poco a poco.
Ovviamente, la pirateria è una pratica più che sbagliata. Tuttavia, si cerca di adottare tecniche che, di fatto, sono un riadattamento in ottica digitale dei vecchi rimedi della nonna: come dicevi tu, ciò equivale a cancellare un numero di telefono dall’elenco o, se posso dire, a catturare un fantasma con un retino da pesca… passami la metafora, please!
Tra l’altro, si colpiscono non solo i canali, ma anche i meta-canali, siti che veicolano e diffondono i link per tali “siti pirata”. Questo non è solo “cancellare il numero”, ma anche “buttare l’elenco telefonico”.
Strumenti sommari per una rete che sembra troppo dinamica per essere gestita in maniera più discreta… Confidiamo in soluzioni più ingegnose……….
Saluti!
- Daniele -