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Lorenzo Mannella | Journalist

10 miliardi di pianeti abitabili nella Via Lattea

credits: Dallas1200am/FlickrSulla vita extraterrestre si è detto di tutto e di più ma, a modo suo, anche la scienza sta cercando di capire se la vita sia nata anche su altri pianeti. Il primo passo da fare è senz’altro quello di scrutare il cielo alla ricerca di mondi simili alla Terra. Finora le scoperte si sono susseguite una dopo l’altra, ma finalmente gli astronomi hanno anche ipotizzato il numero di esopianeti che potremmo trovare nella nostra galassia: almeno 10 miliardi. A dirlo è uno studio pubblicato su Astronomy and Astrophysics.

La stima sui pianeti abitabili è stata ottenuta analizzando le immagini ottenute attraverso il telescopio High Accuracy Radial velocity Planet Searcher (Harps) dell’European Southern Observatory. Il team di astronomi coordinato da Xavier Bonfils ha studiato per 6 anni i pianeti che orbitano intorno a 102 nane rosse. Dopo aver scartato i corpi celesti inadatti alla vita, gli scienziati hanno così individuato nove esopianeti che potrebbero avere una temperatura simile a quella terrestre. Ma non è che l’inizio.

Come spiega Space.com, le nane rosse sono caratterizzate da una temperatura minore rispetto a quella del Sole, tanto da rivelarsi le stelle ideali intorno a cui potremmo imbatterci in pianeti rocciosi che assomigliano alla Terra.

Considerando che le nane rosse rappresentano l’80% delle stelle della nostra galassia – se ne contano almeno 160 miliardi – è probabile che i 2/5 di esse possano ospitare nelle loro vicinanze almeno un pianeta simile alla Terra. A conti fatti, il numero di esopianeti di questo tipo ammonterebbe a circa 10 miliardi, ma è ancora troppo presto per fare delle stime accurate.

Il punto è che le nane rosse hanno un massa ridotta rispetto a quella del Sole, e gli esopianeti considerati abitabili potrebbero trovarsi a distanze molto più brevi di quelle a cui siamo abituati nel nostro sistema solare. Ma le orbite ravvicinate descritte intorno a queste stelle potrebbero anche esporre i pianeti alle frequenti e devastanti tempeste di raggi X che scaturiscono dalla superficie stellare.

pubblicato su Wired.it

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