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	<title>B&#124;LOGORIO</title>
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	<description>Lorenzo Mannella / Freelance</description>
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		<title>Dora si schiera contro l&#8217;impact factor</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 11:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Un altro mondo è possibile, anche quando si tratta di valutare il peso delle pubblicazioni scientifiche. Il compito di guardare oltre spetta alla Declaration On Research Assessment (Dora), una dichiarazione sostenuta da editori di riviste scientifiche e accademici per abolire l&#8217;impact factor, il valore in base al quale è definita l&#8217;influenza dei Journal. L&#8217;iniziativa è sostenuta anche da un editoriale apparso sull&#8217;ultimo numero [...]</p><p>The post <a href="http://www.blogorio.net/2013/05/17/dora-si-schiera-contro-limpact-factor/">Dora si schiera contro l&#8217;impact factor</a> appeared first on <a href="http://www.blogorio.net">B|LOGORIO</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3136" alt="impact factor" src="http://www.blogorio.net/wp-content/uploads/2013/05/2121472112_8ac5d673ff_b-e1368876182662.jpg" width="900" height="499" /></p>
<p style="text-align: justify;">Un altro mondo è possibile, anche quando si tratta di valutare il peso delle <strong>pubblicazioni scientifiche</strong>. Il compito di guardare oltre spetta alla <a href="http://am.ascb.org/dora/" target="_blank" rel="nofollow"><strong>Declaration On Research Assessment (Dora)</strong></a>, una dichiarazione sostenuta da editori di <strong>riviste scientifiche</strong> e accademici per <strong>abolire l&#8217;impact factor</strong>, il valore in base al quale è definita l&#8217;influenza dei <strong>Journal</strong>. L&#8217;iniziativa è sostenuta anche da un <a href="http://www.sciencemag.org/content/340/6134/787" target="_blank" rel="nofollow">editoriale</a> apparso sull&#8217;ultimo numero di <strong><a href="http://www.sciencemag.org/" target="_blank" rel="nofollow">Science</a></strong>. Il messaggio è chiaro: servono nuovi modelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Dora è nata in occasione del meeting dell&#8217;<a href="http://www.ascb.org/" target="_blank" rel="nofollow">American Society for Cell Biology (Ascb)</a>tenutosi nel dicembre 2012 e ha già raccolto l&#8217;adesione di 78 organizzazioni e 155 esponenti accademici. Tra i firmatari spiccano <strong>American Association for the Advancement of Science (Aaas)</strong>, <strong>Embo</strong>, <strong>Fondazione Telethon</strong> e <strong>PloS</strong>: chiedono di superare il modello del <strong>journal impact factor (Jif)</strong> e slegare le <strong>pubblicazioni </strong>dalla valutazione puramente numerica. Dopo tutto, si sa che i paradigmi scientifici &#8211; come diceva <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Kuhn" target="_blank" rel="nofollow">Thomas Kuhn</a> - vanno incontro a crisi prima di essere superati.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si legge sull&#8217;editoriale di Science, l&#8217;<strong>impact factor</strong> sarebbe finito del tutto fuori strada. Nato come un indicatore della <strong>qualità</strong> delle pubblicazioni scientifiche, si è trasformato in una metrica del successo per gli scienziati. I ricercatori si rivolgerebbero soprattutto alle riviste con un valore più alto, sebbene un alto Jif non sia necessariamente specchio di buone performance. Tutto dipende dal modo in cui viene calcolato su base annuale: infatti, è la media del numero delle citazioni degli <strong>articoli</strong> in una rivista ricevute dall&#8217;esterno.</p>
<p style="text-align: justify;">A prescindere dalla qualità degli <strong>articoli</strong>, un impact factor calcolato in base alla media, e non alla mediana, può portare a risultati alterati. “Il mio esempio preferito riguarda il primo studio sul sequenziamento del genoma umano”, ha detto <strong>Bernd Pulverer</strong>, chief editor dell&#8217;Embo Journal, “si tratta di un articolo che, essendo stato citato quasi 10mila volte, ha incrementato sensibilmente il Jif di <strong>Nature</strong> per un paio d&#8217;anni”.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>impact factor</strong> avrebbe anche il difetto di condizionare le scelte dei ricercatori non solo per quanto riguarda la rivista a cui rivolgersi, ma addirittura il campo di studio da affrontare. Fare ricerca in nuove branche inesplorate della scienza diventa sconsigliabile, vuoi perché i giornali di tendenza si occupano di argomenti mainstream, vuoi perché il Jif viene calcolato a partire almeno dal terzo anno di pubblicazione dei journal.</p>
<p style="text-align: justify;">In poche parole, a causa dell&#8217;impact factor gli scienziati tenderebbero a concentrare i propri sforzi in settori già sovrappopolati. Il danno che ne deriva non colpisce solo i centri di <strong>ricerca</strong>, costretti a rinunciare all&#8217;esplorazione di nuovi orizzonti, ma anche le <strong>riviste</strong> stesse. I ricercatori spesso sono portati a subissare di richieste di pubblicazione i <strong>journal</strong> con alto impact factor per il semplice fatto di ottenere visibilità e riconoscimento accademico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le richieste di Dora cercano di trovare un modello alternativo al Jif, un set di valutazione che non tenga conto del semplice numero di <strong>citazioni</strong> ma, soprattutto, del <strong>valore qualitativo</strong> del singolo articolo. Una ricerca lunga e rischiosa, anche se pubblicata su un journal minore, deve poter avere il giusto riconoscimento. Forse la soluzione riguarderà più gli <strong>scienziati</strong> che gli <strong>editori</strong> (vedi Galileo: <a href="http://www.galileonet.it/articles/5056d401a5717a5035000017" target="_blank" rel="nofollow">Come predire il successo di uno scienziato</a>), l&#8217;importante è non avere paura di mettere in discussione i modelli consolidati. La scienza avanza così, un errore dopo l&#8217;altro.</p>
<address><strong>pubblicato su</strong> <a href="http://www.galileonet.it/articles/5194ba87a5717a128d000048" target="_blank">Galileo</a><br />
<strong>credits: </strong><a href="http://www.flickr.com/photos/12836528@N00/2121472112/" target="_blank">kevin dooley</a> / BY</address>
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		<title>Perché la pistola stampata in 3D è stata bloccata</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 08:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[makers]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Con le stampanti 3D puoi creare di tutto. Ma a questa libertà c&#8217;è un limite. Ed è un limite che può fare la differenza, soprattutto quando si tratta di armi. Succede tutto negli Stati Uniti, dove il Secondo emendamento della Costituzione garantisce ai cittadini il diritto di imbracciare le armi da fuoco. Ma cosa succede [...]</p><p>The post <a href="http://www.blogorio.net/2013/05/16/perche-la-pistola-stampata-in-3d-e-stata-bloccata/">Perché la pistola stampata in 3D è stata bloccata</a> appeared first on <a href="http://www.blogorio.net">B|LOGORIO</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3118" alt="liberator" src="http://www.blogorio.net/wp-content/uploads/2013/05/liberator-e1368777770650.png" width="799" height="480" />Con le stampanti 3D puoi creare di tutto. Ma a questa libertà c&#8217;è un limite. Ed è un limite che può fare la differenza, soprattutto quando si tratta di armi. Succede tutto negli Stati Uniti, dove il <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Second_Amendment_to_the_United_States_Constitution">Secondo emendamento</a></span></span> della Costituzione garantisce ai cittadini il diritto di imbracciare le armi da fuoco. Ma cosa succede se i progetti di una pistola di plastica fanno il giro del mondo attraverso Internet e finiscono nelle mani sbagliate?</p>
<p style="text-align: justify;">La faccenda diventa complicata. L&#8217;arma in questione si chiama Liberator, e la rivista <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.forbes.com/sites/andygreenberg/2013/05/05/meet-the-liberator-test-firing-the-worlds-first-fully-3d-printed-gun/">Forbes</a></span></span> è andata a scovare i suoi inventori ad Austin, Texas. Loro sono un gruppo di giovani che ha dato vita a <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://defdist.org/">Defense Distributed</a></span></span>, un&#8217;associazione che sostiene il “Wiki Weapon Project” e la stampa 3D libera per le armi da fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">Liberator è una pistola composta da 16 parti in plastica che può sparare un solo proeittile da 7,62 millimentri alla volta. Ad ogni colpo l&#8217;arma va ricaricata manualmente, ma il suo funzionamento non è ancora del tutto perfetto. Infatti, quando spara proiettili più potenti l&#8217;arma può ancora incepparsi o esplodere.</p>
<p style="text-align: justify;">Come accade anche per gli altri maker, gli ideatori di Liberator sono passati attraverso una <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dailydot.com/news/indiegogo-3d-printed-gun-campaign/">campagna di crowdfunding</a></span></span> sulla piattaforma <b>Indiegogo</b> per finanziare Wiki Weapon. La raccolta di denaro è stata però annullata nell&#8217;agosto 2012 dai gestori del servizio, contrari all&#8217;idea di supportare le armi da fuoco. Nonostate la battuta d&#8217;arresto, le prove sul campo sono andate avanti, come ha spiegato a <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.wired.com/dangerroom/2013/05/liberator-printed-gun/">Wired</a></span></span>, il founder 25enne Cody Wilson.</p>
<blockquote><p>“Abbiamo usato tra i 60 e i 70 diversi tipi di molle. Non tutte di design differenti, piuttosto il frutto di prove ed errori. Abbiamo cannibalizzato una molla da un giocattolo condiviso su Thingiverse: una macchinina a molla”.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Così, il 5 maggio 2013 il <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://defcad.org/liberator/">progetto CAD</a></span></span> della Liberator è stato diffuso online per essere scaricato liberamente. Dopo pochi giorni &#8211; e circa 100mila download, a detta degli ideatori &#8211; il file è stato bloccato e rimosso dai gestori in seguito all&#8217;intervento del Dipartimento di Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pmddtc.state.gov/commodity_jurisdiction/index.html">Commodity Jurisdiction</a></span></span> la Liberator è un&#8217;arma non ancora schedata. Cioè, prima di poter essere diffusa, deve affrontare un procedimento di valutazione da parte del Dipartimento di Stato. A far scattare il divieto è stato, in particolare, il fatto che la pistola possa essere realizzata da chiunque disponga di una stampante 3D.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo caso, la libertà dei maker può essere dannosa. Defense Distributed è dotata di una regolare licenza per produrre armi negli USA senza esportarle, tant&#8217;è che il modello originale di Liberator prevede un inserto di metallo e un numero di serie che rende l&#8217;arma rintracciabile. Ma il CAD diffuso dai texani può essere modificato cancellando l&#8217;identificativo e rimpiazzando il metallo con normale plastica. E può fare il giro del mondo con un clic.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia non finisce qui. Il blog di Defense Distributed riporta la <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://defdist.tumblr.com/post/50231240401/from-the-ddtc">lettera</a></span></span> con cui il Dipartimento di Stato ha sospeso la diffusione dei file della Liberator e di altri accessori bellici. Non si tratta di un divieto assoluto, ma di un blocco momentaneo durante il quale Wilson e il suo team dovranno dimostrare che la pistola stampata in 3D è conforme alla legge statunitense.</p>
<p style="text-align: justify;">In Europa, invece, sono in vigore leggi più restrittive: per rendervene conto date un&#8217;occhiata al portale <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.gunpolicy.org/firearms/region/european-union">GunPolicy</a></span></span>. Se qualcuno stampasse una Liberator in uno stato europeo, probabilmente non se la caverebbe compilando un semplice modulo d&#8217;ufficio.</p>
<p><strong>reblog:</strong> <a href="http://www.makerfairerome.eu/2013/05/16/perche-la-pistola-stampata-in-3d-e-stata-bloccata/" target="_blank">Maker Faire Rome</a></p>
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		<title>Perché i gemelli sono così diversi</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 10:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[genetica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Gemelli: identici nel Dna ma mai segnati da un destino comune. La libertà di scelta trova un fondamento biologico anche nel cervello, per il quale è l&#8217;esperienza a fare la vera differenza e in particolare, in questo caso, la chiave dello sviluppo individuale sarebbe custodita nell&#8217;ippocampo. E se vale per i topi, è molto probabile che questa caratteristica contraddistingua [...]</p><p>The post <a href="http://www.blogorio.net/2013/05/13/perche-i-gemelli-sono-cosi-diversi/">Perché i gemelli sono così diversi</a> appeared first on <a href="http://www.blogorio.net">B|LOGORIO</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3126" alt="Gemelli" src="http://www.blogorio.net/wp-content/uploads/2013/05/3474043586_dcf3e66e03_b-e1368785484876.jpg" width="900" height="499" /><strong>Gemelli</strong>: identici nel <strong>Dna</strong> ma mai segnati da un destino comune. La libertà di scelta trova un fondamento biologico anche nel <strong>cervello</strong>, per il quale è l&#8217;esperienza a fare la vera differenza e in particolare, in questo caso, la chiave dello sviluppo individuale sarebbe custodita nell&#8217;<strong>ippocampo</strong>. E se vale per i <strong>topi</strong>, è molto probabile che questa caratteristica contraddistingua anche gli esseri umani. A dirlo è uno <a href="http://www.sciencemag.org/lookup/doi/10.1126/science.1235294" target="_blank" rel="nofollow">studio</a> condotto da ricercatori tedeschi e pubblicato sulle pagine di <a href="http://www.sciencemag.org/" target="_blank" rel="nofollow">Science</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca è stata condotta da <strong>Julia Freund</strong>, neuroscienziata presso il <a href="http://www.crt-dresden.de/" target="_blank" rel="nofollow">Center for Regenerative Therapies di Dresda (Dfg)</a>, insieme al collega <strong>Andreas Brandmaier </strong>del <a href="http://www.mpib-berlin.mpg.de/de" target="_blank" rel="nofollow">Max Planck Institute for Human Development</a> di Berlino. Gli scienziati hanno preso in esame 40 <strong>topi</strong> femmina identici a livello del Dna, ponendoli sotto osservazione per un periodo di tre mesi. L&#8217;esperimento doveva valutare quali cambiamenti potessero essere imputati, oltre che ai <strong>meccanismi genetici</strong>, all&#8217;esperienza personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Definire se la vita di un topo da laboratorio sia ricca o meno di esperienze non è facile: i <strong>valori qualitativi</strong> analizzati negli esseri umani (felicità, appagamento e senso di autorealizzazione) sono difficilmente estendibili agli animali. Pertanto, il team di ricerca tedesco ha preferito perseguire una strada più quantitativa che misurasse la propensione dei roditori a esplorare l&#8217;ambiente circostante.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuna delle cavie era provvista di un <strong>sensore</strong> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Radio-frequency_identification" target="_blank" rel="nofollow"><strong>Rfid</strong></a> che individuava la posizione dell&#8217;animale grazie a 20 antenne disposte in punti chiave della gabbia costruita su più livelli. In particolare, gli hot spot segnalavano l&#8217;uscita e l&#8217;entrata di ciascuno dei 40 topi dai nidi, il passaggio da un livello all&#8217;altro e le soste di fronte ai dispensatori di cibo e acqua. Dopo 3 mesi di attività, l&#8217;esperimento è terminato con l&#8217;esame della proliferazione di <strong>cellule precursore</strong> nel cervello di ogni cavia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante il <strong>patrimonio genetico</strong> comune, i ricercatori hanno individuato molte differenze nel comportamento dei singoli topi. Oltre a riscontrare una propensione diversa all&#8217;esplorazione, Freund e colleghi hanno identificato una corrispondenza tra “intraprendenza” degli animali e l&#8217;attività di <strong>neurogenesi</strong>. In pratica, quanto più un topo era attivo, tanto più le sue cellule cerebrali erano numerose, soprattutto nell&#8217;ippocampo. Inoltre, il cervello e il corpo dei topi esploratori erano più sviluppati rispetto a quelli di un gruppo di controllo più sedentario.</p>
<p style="text-align: justify;">“I nostri risultati dimostrano che lo sviluppo stesso contribuisce di per sé alle diversità di <strong>comportamento</strong> riscontrate negli adulti” ha detto <strong>Ulman Lindenberg</strong>, neuroscienziato del Max Planck Institute e coautore dello studio “in molti lo avevano già teorizzato, ma ora abbiamo le prove neurologiche dirette a sostegno di questo. I dati suggeriscono che l&#8217;esperienza influenzi anche l&#8217;invecchiamento della mente umana”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, non è solo l&#8217;<strong>ambiente</strong> a determinare le differenze riscontrate nello sviluppo degli esseri vivente. Molte delle “esperienze personali” avvengono anche a livello del <strong>Dna</strong>, sul quale influiscono i fenomeni epigenetici, la segregazione e l&#8217;attività dei trasposoni. Succede anche nei <strong>gemelli</strong> monozigotici, e non sorprende affatto che due genomi quasi identici possano rivelare solo in modo parziale il futuro di un organismo. Succede ai topi, alle scimmie (vedi Galileo: <a href="http://www.galileonet.it/articles/5040a741a5717a2d99000058" target="_blank" rel="nofollow">Perché gli scimpanzè non si ammalano di cancro?</a>) e anche a noi.</p>
<address><strong>pubblicato su</strong> Galileo<br />
<strong>credits: </strong><a href="http://www.flickr.com/photos/26442816@N04/3474043586/" target="_blank">Stolen w-heels</a> / BY-NC-SA</address>
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		<title>Il Festival d&#8217;Europa 2013 raccontato su Crowdmap &#124; #FDE2013</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 17:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; Il Social Media Team racconta il Festival d&#8217;Europa 2013 (#FDE2013), l&#8217;evento che si tiene Firenze dal 7 al 12 maggio 2013. Lo fa attraverso i social media (come Facebook, Twitter e Instagram) e nuovi strumenti web come Crowdmap. e SeeJay. Nella mappa sottostante potete vedere gli aggiornamenti raccolti durante il corso del Festival. Qui invece trovate la raccolta social [...]</p><p>The post <a href="http://www.blogorio.net/2013/05/07/festival-d-europa-fde2013-crowdmap/">Il Festival d&#8217;Europa 2013 raccontato su Crowdmap | #FDE2013</a> appeared first on <a href="http://www.blogorio.net">B|LOGORIO</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il Social Media Team racconta il <a href="http://www.festivaldeuropa.eu/" target="_blank">Festival d&#8217;Europa 2013</a> (#FDE2013), l&#8217;evento che si tiene Firenze dal 7 al 12 maggio 2013. Lo fa attraverso i social media (come Facebook, Twitter e Instagram) e nuovi strumenti web come <a href="https://crowdmap.com/map/festivaleuropa" target="_blank">Crowdmap</a>. e <a href="http://beta.seejay.it/dashboard/" target="_blank">SeeJay</a>. Nella mappa sottostante potete vedere gli aggiornamenti raccolti durante il corso del Festival. <a href="http://www.blogorio.net/il-festival-deuropa-sui-social-media-fde2013/" target="_blank">Qui</a> invece trovate la raccolta social che racconta i giorni del Festival.</p>
<p style="text-align: justify;">Sito Web: <a href="http://www.festivaldeuropa.eu/it" target="_blank">http://www.festivaldeuropa.eu/</a></p>
<p style="text-align: justify;">Twitter: <a href="https://twitter.com/Festivaldeuropa" target="_blank">@Festivaldeuropa</a><br />
Facebook: <a href="http://www.facebook.com/festivaldeuropa" target="_blank">Festivaldeuropa</a><br />
Instagram: <a href="http://instagram.com/festivaleuropa" target="_blank">Festivaleuropa</a><br />
Hashtag: <strong>#FDE2013</strong></p>
<p><iframe src="https://crowdmap.com/map/festivaleuropa?embed" height="700" width="100%" frameborder="0" scrolling="yes"></iframe></p>
<h2 style="text-align: justify;">Il Festival</h2>
<p style="text-align: justify;"><img class=" wp-image-3092 alignleft" alt="festival europa 2013" src="http://www.blogorio.net/wp-content/uploads/2013/05/festival-europa-2013-298x300.jpg" width="179" height="180" />Dal <strong>7 al 12 maggio 2013</strong> torna a Firenze il Festival d&#8217;Europa, occasione di riflessione sull&#8217;Europa di domani, laboratorio della comunicazione tra Unione Europea e cittadini, vetrina delle attività dell&#8217;Unione e dei suoi Stati membri.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;evento si propone di mettere in risalto la &#8220;vocazione europea&#8221; della regione e del capoluogo toscano che torna ad essere, per cinque giorni, capitale del vecchio continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle piazze, nei centri culturali, nei teatri, nelle scuole della città prenderanno vita eventi culturali, mostre, spettacoli, iniziative didattiche e scientifiche ed incontri declinati secondo le parole chiave dell&#8217;anno europeo: cittadinanza, partecipazione, lavoro, giovani, cultura, pace, democrazia, futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Un vero e proprio incontro con l&#8217;Europa e i suoi valori fondanti; un&#8217;occasione da condividere per promuovere una cittadinanza europea consapevole.</p>
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		<title>Il primo volo di RoboBee, insetto artificiale</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 21:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il volo di una mosca non è mai stato accolto con così tanto entusiasmo. Il battito delle ali è una replica quasi perfetta di quello di un vero insetto, ma a librarsi in aria è un piccolo robot del peso di appena 80 milligrammi. Il suo nome è RoboBee e la sua nascita è stata salutata sulle pagine di uno studio pubblicato su Science. Dietro questo prototipo sviluppato [...]</p><p>The post <a href="http://www.blogorio.net/2013/05/06/il-primo-volo-di-robobee-insetto-artificiale/">Il primo volo di RoboBee, insetto artificiale</a> appeared first on <a href="http://www.blogorio.net">B|LOGORIO</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3115" alt="robobee" src="http://www.blogorio.net/wp-content/uploads/2013/05/robobee-e1368567843466.jpg" width="900" height="499" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>volo</strong> di una <strong>mosca</strong> non è mai stato accolto con così tanto entusiasmo. Il battito delle <strong>ali</strong> è una replica quasi perfetta di quello di un vero insetto, ma a librarsi in aria è un piccolo <strong>robot</strong> del peso di appena 80 milligrammi. Il suo nome è <strong>RoboBee</strong> e la sua nascita è stata salutata sulle pagine di uno <a href="http://www.sciencemag.org/content/340/6132/603" target="_blank" rel="nofollow">studio</a> pubblicato su <a href="http://www.sciencemag.org/" target="_blank" rel="nofollow">Science</a>. Dietro questo prototipo sviluppato presso l&#8217;<a href="http://www.harvard.edu/" target="_blank" rel="nofollow"><strong>Università di Harvard</strong></a> c&#8217;è un decennio di lavoro, tant&#8217;è che alla sua realizzazione hanno contribuito scienziati provenienti da campi di studio molto diversi tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;">A coordinare il progetto <strong>RoboBee</strong> è Robert Wood, ingegnere della <a href="http://seas.harvard.edu/" target="_blank" rel="nofollow">School of Engineering and Applied Sciences (Seas)</a>, che ha coinvolto anche i ricercatori del <a href="http://wyss.harvard.edu/" target="_blank" rel="nofollow">Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering di Harvard</a>. Questo robot <strong>insetto </strong>è in grado di alzarsi in volo e compiere manovre laterali molto semplici grazie al paio d&#8217;ali che si muovono alla frequenza di <strong>120 battiti</strong> al secondo.</p>
<p style="text-align: justify;">A muovere le ali di RoboBee sono degli attuatori piezoelettrici, bande di ceramica che si distendono e contraggono in risposta all&#8217;applicazione di un <strong>campo elettrico</strong>. Il corpo in fibra di carbonio è collegato attraverso giunture di plastica che permettono di controllare i battiti delle due ali in modo indipendente l&#8217;una dall&#8217;altra. A fornire l&#8217;alimentazione è un sottile filo conduttore che, allo stesso tempo, veicola anche gli input di comando provenienti da un <strong>computer</strong> esterno.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;apertura alare di RoboBee misura <strong>3 centimetri</strong> e i loro battiti sono garantiti dall&#8217;erogazione di una potenza di 19 milliWatt. I ricercatori stanno perfezionando l&#8217;attuale prototipo, che è ancora alimentato e controllato dall&#8217;esterno attraverso un filo, con l&#8217;obiettivo di dotarlo di una <strong>batteria</strong> e un cervello elettronico indipendenti. Per farcela, il team di Harvard dovrà rivolgersi ai propri colleghi per individuare le migliori tecnologie disponibili in laboratorio.</p>
<p style="text-align: justify;">“Questo progetto fornisce una motivazione comune a scienziati e ingegneri di diverse università” ha detto <strong>Wood</strong>, “una motivazione a costruire <strong>batterie</strong> più piccole, disegnare sistemi di controllo più efficienti, creare materiali più resistenti e leggeri. Vederli lavorare tutti insieme è un fatto quasi inaspettato: esperti di visori, biologi, scienziati dei materiali e ingegneri elettrici. Che cosa hanno in comune tra loro? Beh, si divertono a risolvere problemi davvero complessi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se <strong>RoboBee</strong> riuscirà a staccarsi dal filo che lo tiene ancora legato, per il <strong>robot </strong>volante si aprirà un intero settore d&#8217;applicazione. Con un <strong>insetto artificiale</strong> a propria disposizione, gli scienziati potranno gestire in un modo diretto le operazioni di esplorazione e monitoraggio ambientale, senza contare l&#8217;<strong>impollinazione assistita </strong>delle piante coltivate. Nondimeno, le nuove tecnologie sviluppate nel corso della ricerca potrebbero essere impiegate anche per realizzare robot dedicati al grande pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">I dieci anni di esperimenti che pesano sulle spalle del gruppo di Harvard non sembrano neppure così lunghi. Se alla base degli studi dell&#8217;equipe di Wood non ci fossero state fonti d&#8217;ispirazione tratte direttamente dalla biologia (vedi Galileo: <a href="http://www.galileonet.it/articles/51824389a5717a46fb00000a" target="_blank" rel="nofollow">Arriva l&#8217;occhio artificiale (d&#8217;insetto)</a> ), probabilmente il loro lavoro sarebbe ancora perso dietro ai modelli ideali di <strong>volo</strong>. Nel dubbio, quando si presenta l&#8217;occasione è sempre meglio copiare dagli <strong>insetti</strong>.</p>
<address><strong>pubblicato su</strong> Galileo<br />
<strong>credits:</strong> Kevin Ma, Pakpong Chirarattananon</address>
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		<title>Il mercato delle armi per bambini</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 18:45:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ha cinque anni e un fucile carico in mano. Il caso del Kentucky purtroppo sta facendo il giro del mondo: un bambino di cinque anni preme il grilletto del suo Crickett e uccide accidentalmente la sorella. L&#8217;arma era un giocattolo acquistato in Rete che rientra in un business che non conosce crisi. Secondo il New York Times, il mercato globale delle armi da [...]</p><p>The post <a href="http://www.blogorio.net/2013/05/02/il-mercato-delle-armi-per-bambini/">Il mercato delle armi per bambini</a> appeared first on <a href="http://www.blogorio.net">B|LOGORIO</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3011" alt="armi" src="http://www.blogorio.net/wp-content/uploads/2013/05/armi-e1367520189779.jpg" width="899" height="499" />Ha cinque anni e un fucile carico in mano. Il <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2013/05/01/news/usa_bimbo_di_5_anni_uccide_sorellina_con_il_fucile_che_gli_era_stato_regalato-57860084/" target="_blank">caso del Kentucky</a> purtroppo sta facendo il giro del mondo: un bambino di cinque anni preme il grilletto del suo <strong>Crickett</strong> e uccide accidentalmente la sorella. L&#8217;arma era un <em>giocattolo</em> acquistato in Rete che rientra in un business che non conosce crisi. Secondo il <em><a href="http://www.nytimes.com/2012/08/27/world/middleeast/us-foreign-arms-sales-reach-66-3-billion-in-2011.html?_r=0" target="_blank">New York Times</a></em>, il mercato globale delle <strong>armi da fuoco</strong> ammonterebbe a 85 miliardi di dollari l&#8217;anno. Dentro c&#8217;è di tutto, soprattutto le armi impugnate dai comuni cittadini, che spesso si rivolgono al <strong>Web</strong> in cerca di affari. Anche per i propri figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>fucile calibro 22 Crickett </strong>si tratta di un&#8217;arma vera e propria disegnata per poter essere imbracciata anche da un <strong>ragazzino</strong>. Si può comprare sul sito Web della <a href="http://www.crickett.com/crickett_kidscorner.php" target="_blank">Keystone Sporting Arms</a> e farsela spedire direttamente all&#8217;indirizzo di un <strong>intermediario </strong>locale. Qualche controllo di routine e puoi ritirare il <strong>pacco </strong>saldando il conto con una sovrattassa di <strong>25-50 dollari</strong>. Le <strong>munizioni</strong>, invece, le puoi trovare direttamente al supermercato. In uno scenario del genere, il <a href="http://daily.wired.it/news/politica/2013/01/16/piano-obama-contro-armi.html">piano di Obama</a> per proteggere i <strong>bambini </strong>dalle armi da fuoco non avrà vita facile.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo le leggi statunitensi chi vuole acquistare un&#8217;arma deve avere <strong>almeno 18-21 anni </strong>(a seconda del tipo e dello stato di residenza) e rivolgersi a un rivenditore autorizzato. I <strong>minorenni</strong>, cioè, non hanno accesso diretto a un fucile come il Crickett &#8211; né tantomeno alle sue <a href="http://www.impactguns.com/aguila-22lr-38gr-hp-subsonic-brick-1b222268-640420001081.aspx" target="_blank">munizioni calibro 22</a> - ma possono accedere senza problemi alle armi ad <strong>aria compressa</strong>. Il vero problema è che nessuna legge vieta a un genitore di mettere una <strong>pistola vera </strong>in mano ai propri figli. Lo si capisce perfettamente assistendo ai <a href="http://www.nrainsights.org/gun_safety.php" target="_blank">video tutorial</a> della <strong><a href="http://home.nra.org/" target="_blank">National Rifle Association</a> </strong>(Nra) che promuovono la cultura della armi da fuoco anche tra i più piccoli.</p>
<p style="text-align: justify;">La Nra promuove anche <strong><a href="http://youth.nra.org/cooperative-youth-organizations-program.aspx" target="_blank">programmi giovanili</a> </strong>per iniziare i giovani al tiro a segno sportivo, ai quali è fortemente consigliato portare la propria attrezzatura (munizioni, vestiti tecnici e armi) da casa. Di conseguenza, molti <strong>ragazzi </strong>familiarizzano con le armi in ambito <strong>familiare</strong>, e non sempre si tratta di fucili a aria compressa. Nondimeno, intorno alle armi da fuoco gira un <strong>business parallelo </strong>fatto di accessori per bambini, come <a href="http://www.crickett.com/product_info.php?products_id=186&amp;osCsid=mjg65or5uj5lubfrck51hdggg5" target="_blank">borsoni rosa</a> con su scritto “ <em>not a toy</em>”, <a href="http://gungoddess.com/colorful-guns/" target="_blank">applicazioni in plastica colorate</a> e<a href="http://www.kidsarmyshop.com/" target="_blank">giocattoli militari</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em><a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2013/04/130423161907.htm" target="_blank">Journal of the American Medical Association</a> </em>(Jama) riporta che, negli ultimi nove anni, le unità di pronto soccorso di <strong>Denver </strong>e <strong>Aurora </strong>(due città tristemente famose) hanno assistito 129 bambini con ferite da armi da fuoco. Purtroppo non si tratta di eventi isolati. I <a href="http://www.ichv.org/facts-about-kids-and-gun-violence/" target="_blank">dati ufficiali</a> dicono che nel 2009 ben 2811 minorenni statunitensi sono stati uccisi da pistole e fucili. 800 di loro hanno commesso suicidio e 114 sono morti in modo accidentale. Gli omicidi colposi e premeditati contano invece 1855 vittime.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si acquista un&#8217;arma negli Usa</strong><br />
Il <strong><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Second_Amendment_to_the_United_States_Constitution">secondo emendamento</a> </strong>della Costituzione statunitense tutela il diritto dei cittadini a possedere armi. Nel corso degli ultimi decenni diverse interpretazioni del testo hanno permesso a certi stati di facilitare (o meno) l&#8217;acquisto e il porto d&#8217;armi. Tuttavia, negli Usa acquistare un&#8217;arma online non è così facile neppure per chi è un <strong>cittadino</strong>: esistono molti <strong>market online </strong>- come <a href="http://www.impactguns.com/" target="_blank">Impact Guns</a> e <a href="http://www.gunbroker.com/" target="_blank">Gun Broker</a> - che offrono un vasto assortimento, ma tra il venditore e l&#8217;acquirente c&#8217;è sempre di mezzo un <strong>intermediario locale</strong>. Si tratta di un commerciante dotato di <strong>licenza</strong> che è autorizzato a consegnare direttamente l&#8217;arma dopo aver fatto alcuni controlli sui precedenti penali e le segnalazioni a carico di chi la compra.</p>
<p style="text-align: justify;">Paradossalmente, per un <strong>nordamericano maggiorenne</strong> è molto più facile acquistare un&#8217;arma <strong>fuori da Internet</strong>. Alcuni stati come Texas e Arizona ospitano spesso i <strong>gun show</strong>, delle fiere-mercato dove è possibile acquistare armi da fuoco senza troppi problemi. Il <strong>Web </strong>viene utilizzato soprattutto per <strong>identificare </strong>e <strong>rintracciare </strong>potenziali <strong>venditori</strong>. Non stiamo parlando di marketplace clandestini come<a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/12/24/segreti-deep-web-italia-232345.html">Silk Road</a>, ma di piattaforme legali come <a href="http://www.armslist.com/" target="_blank">Armslists</a>. Si tratta di un sito statunitense in cui è possibile pubblicare inserzioni per la vendita diretta di pistole, fucili e munizioni. Non è richiesta alcuna registrazione e le due parti possono contattarsi in privato attraverso email e telefono senza alcun problema.</p>
<p style="text-align: justify;">È una sorta di <em>coda lunga</em> delle armi che privilegia gli scambi diretti, senza intermediari. Secondo<em><a href="http://www.forbes.com/sites/forbesleadershipforum/2013/01/14/the-gun-industry-needs-to-reinvent-itself-before-its-too-late/" target="_blank">Forbes</a></em>, il mercato dei produttori d&#8217;armi fatica a stare al passo con l&#8217;innovazione, anche se ammonta a quasi 12 miliardi di dollari annuali. Di contro, le <a href="http://www.rollingstone.com/politics/news/the-gun-industrys-deadly-addiction-20130228" target="_blank">vendite di pistole</a> sono cresciute negli ultimi cinque anni, raggiungendo i 1,5 miliardi di dollari nel 2012. Una parte degli acquisti avviene online, e non si tratta di cifre irrisorie: dal 1999 a oggi, GunBroker avrebbe venduto armi per ben 2 miliardi di dollari. Viceversa, i grandi motori di ricerca come <strong>Google</strong>, <strong>eBay </strong>e <strong>Amazon </strong>hanno scelto un&#8217;altra strada &#8211; spiega <em><a href="http://www.businessweek.com/articles/2013-02-21/online-gun-sellers-do-a-bang-up-business" target="_blank">Businessweek</a></em> - abolendo gli <strong>annunci d&#8217;armi </strong>dai propri store nell&#8217;ottobre 2012.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come funziona in Europa</strong><br />
In <strong>Europa </strong>il possesso di armi da parte dei cittadini è regolato in modo più stringente rispetto agli Stati Uniti. Le informazioni raccolte da <a href="http://www.gunpolicy.org/" target="_blank">Gun Policy</a> parlano di un sistema più articolato che <strong>vieta</strong>, di fatto, la <strong>vendita diretta </strong>di armi online. I venditori autorizzati di pistole e fucili devono attenersi alle disposizioni della <a href="http://europa.eu/legislation_summaries/justice_freedom_security/fight_against_organised_crime/l14011_it.htm" target="_blank">direttiva 91/477/Cee</a>, che prevede di tenere traccia per 20 anni delle informazioni su ogni arma da fuoco, compreso numero di matricola, acquirenti, spedizioni di vendita e trasporto oltre i confini nazionali di ogni stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per acquistare una pistola bisogna essere <strong>maggiorenni </strong>e, a seconda delle <a href="http://www.gunpolicy.org/firearms/region/european-union" target="_blank">leggi nazionali</a>, possedere un <strong>porto d&#8217;armi</strong>. Non ci sono alternative di acquisti online o tra privati, esclusi, ovviamente, quelli illeciti. Nonostante le leggi più stringenti, le armi detenute dagli europei non sono poi così poco diffuse: al terzo posto della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_gun_ownership" target="_blank">classifica mondiale</a> - dietro Usa e Yemen &#8211; ci sono Svizzera e Finlandia, con 45 armi ogni 100 abitanti. In Italia ci sarebbero, invece, circa 7 milioni di armi da fuoco in possesso di civili, ovvero 12 pistole per ogni 100 abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>Italia </strong>i controlli sono <strong>molto stringenti</strong>, ma ciò non toglie il fatto che armi illecite, con i numeri di matricola abrasi &#8211; come quella usata da <strong><a href="http://daily.wired.it/news/tech/2013/04/29/procurarsi-arma-italia-34625762.html">Luigi Preiti</a> </strong>davanti a Palazzo Chigi &#8211; possano essere acquistate sul <strong>mercato nero </strong>o da <strong>organizzazioni mafiose</strong>. Nel nostro caso, Internet non ha stravolto la situazione: la maggior parte degli interventi di prevenzione deve essere ancora fatta sul territorio. Diverso è il caso degli Stati Uniti, dove le lobby delle armi si fanno pubblicità come qualsiasi altra azienda. Esistono <a href="http://daily.wired.it/news/tech/2012/12/18/modi-ridurre-armi-da-fuoco-343456.html">nuove strategie</a> per ridurre l&#8217;uso delle armi da fuoco negli Usa, ma non è ancora chiaro se le iniziative dei singoli stati avranno la stessa efficacia di testi internazionali, come il <a href="http://daily.wired.it/news/economia/2013/04/03/trattato-comercio-armi-7846734.html">Trattato sul commercio delle armi</a> approvato dall&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu il 2 aprile scorso. Gli 875 milioni di armi che circolano nel mondo non sono affatto uno scherzo.</p>
<address><strong>pubblicato su</strong> <a href="http://daily.wired.it/news/tech/2013/05/02/mercato-online-armi-25828957.html" target="_blank">Wired.it</a><br />
<strong>credits: </strong><a href="http://www.flickr.com/photos/61765297@N00/7797746636/" target="_blank">Franco Rabazzo</a> / BY-NC-SA</address>
<address><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-307" alt="licenza creative commons" src="http://www.blogorio.net/wp-content/uploads/2011/06/cc.png" width="88" height="31" /></a></address>
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		<title>Come cambia il crowdfunding in Italia</title>
		<link>http://www.blogorio.net/2013/04/29/come-cambia-il-crowdfunding-in-italia/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 13:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
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		<category><![CDATA[startup]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Internet non ha confini, lo sappiamo. Per esempio, la piattaforma statunitense Kickstarter ha decretato il successo del progetto italiano UDOO, il dispositivo che mette insieme Arduino e Linux. Molte idee nate dalla mente dei makers si realizzano grazie al crowdfunding, poco importa da quale angolo del mondo arrivino le donazioni. Ma nel caso dell&#8217;Italia le [...]</p><p>The post <a href="http://www.blogorio.net/2013/04/29/come-cambia-il-crowdfunding-in-italia/">Come cambia il crowdfunding in Italia</a> appeared first on <a href="http://www.blogorio.net">B|LOGORIO</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-3005" alt="crowdfunding" src="http://www.blogorio.net/wp-content/uploads/2013/04/8661000014_cb0056d718.jpg" width="400" height="278" />Internet non ha confini, lo sappiamo. Per esempio, la piattaforma statunitense Kickstarter ha decretato il successo del progetto italiano <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.makerfairerome.eu/2013/04/12/che-cose-udoo-e-perche-ha-gia-vinto-su-kickstarter/">UDOO</a></span></span>, il dispositivo che mette insieme Arduino e Linux. Molte idee nate dalla mente dei makers si realizzano grazie al crowdfunding, poco importa da quale angolo del mondo arrivino le donazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma nel caso dell&#8217;Italia le cose potrebbero cambiare a partire da maggio, quando la Consob (Commissione nazionale per la società e la banca) elaborerà il <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.consob.it/main/aree/novita/consultazione_crowdfunding_20130329.htm">documento di consultazione</a></span></span> sul nuovo regolamento per il crowdfunding dedicato alle startup innovative.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando diventerà legge &#8211; sulla base delle disposizioni del <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://leg16.camera.it/126?tab=&amp;leg=16&amp;idDocumento=5626&amp;sede=&amp;tipo=">decreto Crescita 2.0</a></span></span> &#8211; il testo Consob regolerà il funzionamento delle piattaforme di crowdfunding finalizzate alla raccolta di capitali di rischio per finanziare direttamente la nascita di nuove startup nel settore tecnologico. Inoltre, il regolamento italiano potrebbe diventare la seconda legge al mondo sul crowdfunding dopo il <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.whitehouse.gov/economy/jobsact">Jobs Act</a></span></span>, varato nel 2012 dal presidente Obama.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.consob.it/documenti/Regolamentazione/lavori_preparatori/consultazione_crowdfunding_20130329_relazione.pdf">relazione preliminare</a></span></span> della Consob individua già i requisiti principali ai quali dovranno attenersi le piattaforme di crowdfunding intenzionate a gestire le donazioni dirette alle startup innovative:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>essere iscritti al nuovo registro speciale Consob;</li>
<li>avere sede legale e amministrativa o, per i soggetti comunitari, stabile organizzazione nel territorio della Repubblica;</li>
<li><span style="line-height: 1.6; font-size: 1.3rem;">possesso da parte dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo, di requisiti di </span><span style="line-height: 1.6; font-size: 1.3rem;">professionalità stabiliti dalla Consob.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Requisiti così stringenti potrebbero complicare le procedure di crowdfunding, ma va ricordato che questo regolamento riguarda solo i casi di finanziamento diretto alle startup. Si tratta, cioè, di campagne di raccolta fondi che tra le ricompense prevedono partecipazioni societarie alla nuova impresa (modello “equity-based”). I finanziatori privati accettano, perciò, l&#8217;eventuale rischio di perdere il proprio investimento se le cose si mettono male.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.6; font-size: 1.3rem;">L&#8217;annuncio del nuovo regolamento è stato diramato da Consob con un </span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.consob.it/main/documenti/comunicatistampa/cs-2013.html#20130329">comunicato stampa</a></span></span><span style="line-height: 1.6; font-size: 1.3rem;"> il 29 marzo. Dopo di che è scattato un mese di consultazione pubblica (fino al 30 aprile) durante il quale è possibile dire la propria sulla bozza.</span></p>
<p style="text-align: justify;">A giochi fatti, tra le nuove startup tecnologiche potrebbero figurare &#8211; perché no &#8211; anche quelle nate dalle idee dei makers. L&#8217;importante sarà scegliere la piattaforma di crowdfunding più adatta alle proprie esigenze. Come riporta <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://italianvalley.wired.it/news/2013/04/09/piattaforme-crowdfunding-italiane-7834785.html">Wired.it</a></span></span>, in Italia ne esistono ben 22:</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.kapipal.com/" target="_blank">Kapipal</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.eppela.com/" target="_blank">Eppela</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.starteed.com/" target="_blank">Starteed</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.produzionidalbasso.com/" target="_blank">Produzioni dal Basso</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.crowdfunding-italia.com/" target="_blank">Crowdfunding-Italia</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.derevolutione.com/" target="_blank">De Revolutione</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.com-unity.it/" target="_blank">Com-Unity</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.kendoo.it/" target="_blank">Kendoo</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.finanziamiiltuofuturo.it/" target="_blank">Finanziami il tuo futuro</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.musicraiser.com/" target="_blank">Musicraiser</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cineama.it/" target="_blank">Cineama</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.shinynote.com/" target="_blank">ShinyNote</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.iodono.com/" target="_blank">Iodono</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.buonacausa.org/" target="_blank">BuonaCausa</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.retedeldono.it/" target="_blank">Retedeldono</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fundforculture.org/" target="_blank">Fund For Culture</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.pubblicobene.it/" target="_blank">Pubblico Bene</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.terzovalore.com/">Terzo Valore</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.siamosoci.com/" target="_blank">SiamoSoci</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.wearestarting.com/" target="_blank">We Are Starting</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.smartika.com/" target="_blank">Smartika</a></span></span><strong> / </strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.prestiamoci.com/" target="_blank">Prestiamoci</a></span></span></p></blockquote>
<p>reblog <a href="http://www.makerfairerome.eu/2013/04/29/come-cambia-il-crowdfunding-in-italia/" target="_blank">Maker Faire Rome<br />
</a>credits: <a href="http://www.flickr.com/photos/16991062@N07/8661000014" target="_blank">Rocio Lara</a> / BY-SA</p>
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		<title>L&#8217;Europa è davvero perduta senza OGM?</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 13:25:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[biotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La ricetta, in breve, sarebbe questa: investire in colture geneticamente modificate (Gm) e compensare il costo elevato dei semi biotech con rese maggiori e risparmio sui fitofarmaci. L&#8217;ultimo piano per risollevare l&#8217;agricoltura europea non arriva da Bruxelles, ma dalla Spagna. A proporlo è uno studio pubblicato su Trends in Plant Science condotto da un team di ricercatori coordinati dall&#8217;Università di Lleida. E le proposte [...]</p><p>The post <a href="http://www.blogorio.net/2013/04/29/leuropa-e-davvero-perduta-senza-ogm/">L&#8217;Europa è davvero perduta senza OGM?</a> appeared first on <a href="http://www.blogorio.net">B|LOGORIO</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3002" alt="ogm" src="http://www.blogorio.net/wp-content/uploads/2013/04/2951921008_c5be3b3965_b-e1367241768312.jpg" width="900" height="499" />La ricetta, in breve, sarebbe questa: investire in <strong>colture geneticamente modificate</strong> (Gm) e compensare il costo elevato dei semi <strong>biotech</strong> con rese maggiori e risparmio sui fitofarmaci. L&#8217;ultimo piano per risollevare l&#8217;<strong>agricoltura </strong>europea non arriva da Bruxelles, ma dalla Spagna. A proporlo è uno <a href="http://www.cell.com/trends/plant-science/abstract/S1360-1385(13)00057-5" target="_blank" rel="nofollow">studio</a> pubblicato su <a href="http://www.cell.com/trends/plant-science/" target="_blank" rel="nofollow"><strong>Trends in Plant Science</strong></a> condotto da un team di ricercatori coordinati dall&#8217;<strong><a href="http://www.udl.es/" target="_blank" rel="nofollow">Università di Lleida</a></strong>. E le proposte non finiscono qui: bisogna cambiare le leggi comunitarie troppo restrittive e rivedere gli investimenti della <strong>Politica agricola</strong> <strong>comune</strong> (Pac).</p>
<p style="text-align: justify;">Da una parte, i ricercatori dell&#8217;Università di Lleida hanno valutato gli studi più recenti sulle <strong>performance</strong> agricole degli <strong>Ogm</strong>, dall&#8217;altra, hanno esaminato gli effetti della legislazione europea sulla coltivazione e la commercializzazione di prodotti biotech. Sotto la lente di ingrandimento ci sono il <strong>regolamento <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32003R1829:IT:NOT" target="_blank" rel="nofollow">1829/2003</a></strong> per la commercializzazione di prodotti Gm e la <strong>direttiva <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32001L0018:IT:NOT" target="_blank" rel="nofollow">2001/18/Ce</a></strong> a tutela della coltivazione di piante ingegnerizzate. Entrambi i testi sono considerati troppo restrittivi, tanto da imporre una moratoria di fatto alla coltivazione di piante Gm sul territorio europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Finora l&#8217;Europa ha dato il via libera a due sole colture Gm (il mais <strong>Mon810</strong> di Monsanto e la<strong> patata Amflora</strong> di Basf), che coprono appena 130mila dei 170 milioni di ettari totali coltivati nella Ue. Nonostante la scarsa presenza di Ogm, la posizione dei cittadini nei confronti dei prodotti ingegnerizzati è mutata nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, per esempio, un <a href="http://www.futuragra.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=245&amp;Itemid=1" target="_blank" rel="nofollow">sondaggio</a> del novembre 2012 commissionato dalla assiociazione biotech <strong>Futuragra</strong> (Vedi Galileo: <a href="http://www.galileonet.it/articles/50b5c975a5717a4b3b000019" target="_blank" rel="nofollow">Gli italiani sono favorevoli agli Ogm</a>) rivela che il 55% degli italiani ritiene utile la ricerca scientifica sugli Ogm e che il 52% si dice eventualmente interessato all’acquisto di prodotti biotech, sebbene solo a certe condizioni. Nello specifico, i nuovi prodotti verrebbero scelti soprattutto se dimostrassero benefici per la salute (48%), maggiore sostenibilità ambientale (37%) e prezzi più contenuti rispetto ai prodotti equivalenti (27%).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il team dell&#8217;Univesità di Lleida, un alleggerimento delle leggi in materia di Ogm porterebbe nei campi degli agricoltori prodotti molto più competitivi di quelli tradizionali. Per quanto riguarda il <strong>mais</strong>, uno <a href="http://www.pgeconomics.co.uk/page/35/" target="_blank" rel="nofollow">studio</a> inglese parla di benefici da 3,6 miliardi di euro annuali su scala globale. Di contro, i sussidi diretti della Pac distribuiti in Europa ammontano a 40 miliardi di euro ogni anno, ma per l&#8217;80% dei beneficiari l&#8217;aiuto economico ammonta a meno di 5mila euro. Il grosso delle risorse stanziate (85%) va a finire, invece, nelle tasche dei beneficiari medio-grandi che ricevono dai 10mila ai 500mila euro (<a href="http://ec.europa.eu/agriculture/statistics/index_en.htm" target="_blank" rel="nofollow">dati 2011</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">“Agli agricoltori europei è negata la libertà di scelta” ha detto <strong>Paul Christou</strong>, biochimico vegetale dell&#8217;Università di Lleida e coautore dello studio, “e sono esonerati dal fare concorrenza sul mercato a causa delle politiche Ue. Politiche che discriminano direttamente chi vuole piantare colture Gm e che, di contro, permettono di importare dall&#8217;estero i medesimi prodotti”.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità è che i prodotti alimentari europei costano sempre di più, sia per i produttori sia per i consumatori. Ma non è detto che a abbattere i prezzi e promuovere la competitività siano per forza gli Ogm. Come spiega un <a href="http://www.academia.edu/852767/Assessment_of_the_economic_performance_of_GM_crops_worldwide" target="_blank" rel="nofollow">report</a> della University of Reading, i vantaggi economici sono spesso calcolati sulle colture Gm di Usa, Brasile e Argentina. Ma i successi dei giganti d&#8217;oltreoceano (con le dovute eccezioni) potrebbero non essere così facilmente replicabili in Europa, dove il 49% degli agricoltori possiede meno di 2 ettari di coltivazioni (<a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/product_details/publication?p_product_code=KS-FK-12-001" target="_blank" rel="nofollow">dati Eurostat</a>). Trarre benefici duraturi dalle biotecnologie agricole potrebbe essere difficile, ma non impossibile. La soluzione, dopo tutto, c&#8217;è: concedere alla ricerca europea più libertà di sperimentazione.</p>
<p><strong>pubblicato su</strong> <a href="http://www.galileonet.it/articles/517e190ba5717a28bc000052" target="_blank">Galileo</a><br />
<strong>credits: </strong><a href="http://www.flickr.com/photos/8991878@N08/2951921008/" target="_blank">Claudio Ar.</a> / BY-NC-SA</p>
<p>The post <a href="http://www.blogorio.net/2013/04/29/leuropa-e-davvero-perduta-senza-ogm/">L&#8217;Europa è davvero perduta senza OGM?</a> appeared first on <a href="http://www.blogorio.net">B|LOGORIO</a>.</p>]]></content:encoded>
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